lunedì 20 gennaio 2014

Una maggiore efficienza energetica

Insieme alla grave crisi economica globale, oggi stiamo attraversando una altrettanto grave crisi alimentare globale, la terza in quattro anni, causata in larga misura dalla dipendenza dell'agricoltura industriale dai combustibili fossili. Il professore Daid Pimentel, dell'Università di Cornell, ricorda spesso che per ogni caloria che arriva nel piatto di un Occidentale se ne sono consumate almeno 10 i combustibili fossili, sotto forma di fertilizzanti, pesticidi e di energia usata per per far muovere le macchine agricole, trasportare alimenti e mantenere la catena del fresco e della conservazione. Un altro aspetto positivo dell'agricoltura biologica è la sua efficienza energetica, cioè il più vantaggioso bilancio tra energia consumata (sotto forma di mezzi tecnici e carburanti) e energia prodotta (sotto forma di alimenti). Secondo l'agronomo francese Claude Aubert, con il modello di coltivazione biologico r biodinamico si consuma circa la metà dell'energia utilizzata con le tecniche agricole convenzionali.

Uno dei principali motivi dei minori consumi è la sostituzione dei prodotti chimici con letame, coltura di leguminose e altre fonti naturali di azoto. Se è vero che il metodo biologico e quello biodinamico presentano nella maggior parte dei casi rese minori,  è altrettanto vero che le maggiori rese delle colture convenzionali non compensano l'aumento degli input energetici.

Di recente studi sull'efficienza dell'agricoltura biologica e biodinamica sono stati condotti anche in Italia, con risultati analoghi a quelli evidenziati dalle ricerche inglesi e francesi.

Come già rilevato da altre ricerche analoghe, i maggiori consumi energetici del convenzionale rispetto al biologico derivano in gran parte dell'elevato impiego di concimi e pesticidi chimici che oltre ad inquinare appesantiscono la bilancia energetica, rendendo l'agricoltura sempre più dipendente dal petrolio e dai suoi prezzi crescenti.